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CAV o VAV: quale strategia di portata scegliere in progetto?

SUNXFAN Engineering Team

Il confronto CAV/VAV anima quasi ogni progetto di ventilazione, ma il più delle volte viene impostato con i criteri sbagliati. La portata costante non è una versione superata della portata variabile: una nasce per garantire una quantità d’aria fissa, l’altra per inseguire una domanda che si muove. La domanda tecnica utile è più stretta: questa zona ha un requisito fermo di portata costante, occupazione o carico inquinante oscillano davvero, e la regolazione riesce ad aggregare la domanda dei terminali fino al ventilatore?

Una sola differenza spiega tutto il resto

Un impianto CAV (portata costante) fissa la portata immessa in ogni locale. Quando la portata cambia altrove nella rete e la pressione si sposta, la serranda CAV si riposiziona per riportare la portata al valore di setpoint. Al sistema non importa quante persone ci siano nella stanza: garantisce quanti metri cubi all’ora entrano.

Un impianto VAV (portata variabile) insegue la domanda. Le sonde CO₂ e TVOC alimentano il controllore del terminale, che apre o chiude la serranda: qualità dell’aria peggiore, più portata; qualità accettabile, meno. Il sistema eroga ciò che il locale richiede in quel momento.

Da questa sola intenzione progettuale derivano tutte le differenze di costo, consumo e manutenzione che seguono.

Portata costante: qualità e prezzo

Dove il CAV ha senso

Dove il CAV costa

Portata variabile: qualità e prezzo

Dove il VAV ha senso

Dove il VAV costa

Confronto diretto

CriterioCAVVAV
Obiettivo di regolazionePortata di mandata fissaPortata secondo domanda
Dotazione del terminaleSerranda a portata costante, ventilatore a portata costante opzionaleSonda + controllore + serranda VAV
Investimento inizialeBassoAlto
Messa in servizioSemplice: un setpoint fissoOnerosa: taratura e verifica d’impianto
Consumo a carico parzialeScarsoBuono
ManutenzioneRidotta, senza taratura sondeMaggiore, sonde da pulire e tarare
Locali adattiReparti produttivi, laboratori, camere biancheUffici, sale riunioni, commercio, hotel
Rischio principaleRamo sbilanciato se in serie dietro VAVDeriva delle sonde e portata minima

L’ibrido praticabile: per zone e in coda al ventilatore

Gli edifici reali non sono quasi mai CAV puro o VAV puro: contengono entrambi i tipi di zona. L’approccio sensato non è infilare le due serrande sullo stesso ramo, ma governarle su livelli diversi:

  1. Dare un ramo proprio alle zone a portata costante. Camere bianche, laboratori e reparti di processo mantengono un ramo CAV dedicato con un ventilatore EC a portata costante che tiene il proprio setpoint, fuori dalla modulazione generale.
  2. Lasciare le zone variabili in funzionamento VAV. I terminali di uffici, sale riunioni e commercio modulano in base alla domanda delle sonde e la riportano a monte.
  3. Chiudere l’anello sul ventilatore. Un regolatore centrale di pressione statica somma la domanda dei terminali in un setpoint di pressione e corregge la velocità del ventilatore EC con 0-10 V o PWM. Se la domanda cala, il ventilatore rallenta invece di girare a pieno contro serrande che si chiudono.

In questo schema il ventilatore smette di essere una sorgente d’aria a regime fisso e diventa l’attuatore che realizza il risparmio. L’SF146A-E092A3-CA, ventilatore centrifugo EC a doppia aspirazione e portata costante, è costruito proprio per questo servizio: 600 m³/h, fino a 480 Pa, 180 W a 230 V CA, 1200 giri/min, 52 ± 1 dB(A), IP42, girante in PA6+GF25 % su cuscinetti NSK, da −25 °C a +50 °C. Le sue quattro curve di funzionamento misurate corrispondono a PWM 100/65/40/20 % (Vsp 10,0/6,5/4,0/2,0 V), quindi a quattro portate di progetto — 600, 450, 300 e 180 m³/h — mantenute mentre la perdita di carico dell’impianto sale da circa 100 Pa a 300 Pa, senza riquadrare la canalizzazione.

Per portate maggiori, il resto della serie SF146A e la serie SF160, più alta in pressione (fino a 705 Pa), offrono lo stesso comando 0-10 V/PWM per l’integrazione con la regolazione centrale di pressione statica. Sul vantaggio energetico dei motori EC a carico parziale si veda l’analisi della tecnologia EC con rotore PMSM IE5; sulla configurazione di aspirazione, il confronto tra doppia e singola aspirazione.

Checklist di progetto: cinque domande

  1. La zona ha una portata costante obbligatoria? Se sì, prima il CAV: la conformità non si scambia con un numero di consumo.
  2. Occupazione e carico inquinante oscillano molto? Grandi oscillazioni e molte ore di funzionamento sono ciò che rende redditizio il VAV.
  3. L’edificio manterrà sonde e regolazioni? Senza capacità di taratura la precisione del VAV decade in fretta e il CAV diventa la scelta di rischio minore.
  4. Il terminale è già a valle di un’altra serranda di regolazione? Mai mettere un CAV sotto una cassetta VAV: lo sbilanciamento è quasi certo.
  5. Il ventilatore può seguire l’impianto? Se sì, il risparmio arriva fino al ventilatore; se no, chiudere le serrande comprime solo l’aria in eccesso contro la rete.

Risposte queste cinque domande, il confronto CAV/VAV diventa un calcolo d’ingegneria e non una preferenza. Se serve un ventilatore EC a portata costante per un ramo CAV, o uno schema lato ventilatore asservito a un setpoint centrale di pressione statica, inviate portata, pressione statica, segnale di comando e spazio disponibile al nostro ufficio tecnico per una selezione.

Domande frequenti

Quando il CAV è la scelta migliore?
Il CAV si adatta ai locali in cui norma o processo fissano la portata: reparti produttivi, laboratori chimici, camere bianche e ambienti dove il monitoraggio continuo della qualità dell’aria è poco realistico. Senza sonde CO₂/TVOC l’investimento è inferiore, la messa in servizio semplice e non c’è deriva delle sonde da correggere.
Che cosa fa meglio un impianto VAV rispetto al CAV?
Un impianto VAV immette solo ciò che il locale richiede in quel momento. Quando l’occupazione cala chiude il terminale invece di sovraventilare, riducendo i consumi a carico parziale, e si integra con il BMS affinché la velocità del ventilatore segua la domanda aggregata anziché un regime fisso.
Quali sono gli svantaggi del VAV?
Investimento e messa in servizio più onerosi; la qualità della regolazione dipende dalla precisione delle sonde e dalla loro taratura periodica; il terminale deve inoltre mantenere una portata minima per campionare l’aria, quindi nei periodi di bassa domanda resta un consumo di base.
CAV e VAV possono convivere nello stesso impianto di canalizzazione?
Possono convivere nello stesso edificio, ma non vanno messi in serie sullo stesso ramo. La serranda CAV ha bisogno di pressione a monte per tenere il setpoint; quando la VAV chiude, quella pressione scompare e il ramo si sbilancia. Le zone a portata costante devono avere ramo e ventilatore dedicati; le zone VAV inviano la propria domanda alla regolazione centrale di pressione statica.
Che cosa aggiunge un ventilatore EC a un impianto CAV o VAV?
I ventilatori EC accettano comandi di velocità 0-10 V/PWM, quindi un regolatore centrale di pressione statica può ridurre la velocità del ventilatore al variare della domanda dei rami, invece di farlo girare a regime fisso. Su un ramo CAV, un ventilatore centrifugo EC a portata costante come l’SF146A-E092A3-CA compensa anche l’aumento di perdite di carico della rete e mantiene la portata scelta senza ritoccare la serranda.

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